| Da: SonSave A: Tutti | 7252542.1 02/11/2006 alle 13:25 |
| Un racconto di SonSave dedicato agli amici della nobile federazione hattricchiana e non solo… Tutto ebbe inizio con uno spaghetto e con il suo caldo, troppo caldo, sapore mediterraneo. Premessa Pranzo in famiglia. Una domenica di settembre. La pentola bolle. “Blof, blof, blof”: vapori. Fumi. Vetri appannati. Mamma con il grembiule di “winnie dei pooh”. Canta canzoni popolari: “Evviva la Torre di Pisa, le donne in camicia la vanno a vedè...!”. Folclore e cucina. E’ il “tocco”. Per dirla in italiano le una. Racconto SonSave al grembiule dei pooh: “Allora è pronta la pasta? Boia, ho una fame che mi mangerei anche un livornese?” Mamma, sguardo severo: “A proposito di sudici. Ti sei lavato le mani?”. ‘orca trottola! Sgamato. Vado. Non resisto e mi rimetto al computer. Campanella. Richiamo primitivo: “A tavola! Si mangia”. Dling dlong. Dling dlong. Ancora campanella. Fratello: “Ti stacchi o no da quer gio’ino?”. SonSave: “Deh, ma c’è un danese mi rilancia di continuo…popo’ di malidetto…aspetta…provo l’urtima carta…ancora 10k…facevo un affarone se ‘un si metteva di mezzo…l’orso yoghi ladro!”. Percepisco il suo sguardo interrogativo e il suo scoramento. Ancora un richiamo dalla cucina: “A tavola!”. Mamma: “Save, aspetti che ti inviti ir sindaco?”. Save, ancora su hattrick: “Arrivo! Via… su…giù… te lo lascio quer bidone di giocatore danesaccio! Toh! Tanto ti si rompe subito!! Accidenti alla Lego e chi la ‘ompra!!”. Famiglia riunita in cucina. Nonni, genitori, fratello. Mamma: “Ho fatto li spaghetti al ragù”. Coro: “Boni, via butta, butta!”. Piatti tesi. Si riempeno. Giro la pasta nel piatto con piena partecipazione emotiva. La forchetta agguanta uno spaghetto e lo fa suo. Lungo, intrecciato di sugo. Giallo. Pronto per esse mangiato. Lo avviino alla bocca. Tutto è pronto per questo sacro rito italiano. Ma qui lo scombuglio! Il mio gatto, noto con il nome di Ceresina o all’occorrenza “Bella bella”, è una gran giocherellona. E’ attratta da tutto ciò che mi muove: in particolar modo fili, gomitoli e pendagli. Il suo istinto felino, richiamato improvvisamente dal movimento del pendolo del rosario della nonna che pensola dalla tasca, non permette sconti. Così decide che deve attaccarlo e si getta al galoppo praticamente sulla gambe della nonna dopo una gran rincorsa. La nonna urla, spaventata. La mamma a suo fianco urla di riflesso senza capire perché. Il nonno accanto alla mamma riurla a sua volta e per lo spavento perde la parrucca che cade pari pari dentro il bel piatto di spaghetti al ragù. Io, accanto al nonno, per la grassa risata che mi parte dalla parte più profonda e remota zona dello stomaco rimango praticamente con uno spaghetto incastrato nell’esofago. Nel giro di un pochi secondi è delirio assoluto. La nonna scappa in preda al panico: “Gattaccio! Gattaccio via! Via gatto cattivo!”. Il nonno cerca di recuperare con il mestolo la parrucca immersa nel ragù. La mamma sbraiata rincorrendo il gatto: “Se ti pigliò!!! Stavolta ti cucino!”. Mio padre cerca di riportare la calma: “Boni! Boni! ‘un è nulla! Boni!”. Mio fratello è intento a ridersela di gusto. Io invece, dopo qualche secondo senza respiro, riesco a inghiottire il bollente spaghetto e per il dolore e lo spavento di una morte precoce, lacrimo dagli occhi. Sembro quasi in preda ad un estasi mistica. Il vero, grande problema è che lo spaghetto essendo bello cardo mi ha praticamente scottato la parte esterna dell’esofago. Respiravo con fatica e quindi rantolavo un po’. Babbo: “Save tutto a posto!”. SonSave: “’orca trottola! A momenti mi ammazzo per uno spaghetto! Boia ora mi fa male la gola!”. Babbo, apprensivo. “Boia sarà meglio chiamà un medico?”. SonSave: “E che li vuoi raccontà?”. Babbo: “La verità, no?! Che uno spaghetto stava per ucciderti!”. SonSave: “Allora forse sarebbe meglio denunciarlo |